Monte Ortigara (2.105 m)
È il settore sommitale dei Monti Settentrionali dell’Altopiano: un paesaggio lunare che si infrange lungo la dorsale delle vette più alte di tutto l’altopiano oltre le quali sprofonda a precipizio la sottostante Valsugana. Cima Caldiera, M. Lozze, M. Ortigara, M. Campigoletti, il Vallone dell’Agnella, la Pozza dell’Ortigara, Prà della Porta, Cima Campanella e Cima delle Saette: qui tutto, ogni minimo rilievo e fessura sul terreno, ebbe, durante la guerra, un ruolo importante, un peso determinante e un rivolo di sangue. Dal 10 al 29 giugno 1917 fu il campo d’azione dell’Offensiva K, passata alla storia col nome di Battaglia dell’Ortigara, che costò la vita a 29 mila soldati italiani, per lo più alpini ma anche fanti, bersaglieri, genieri e artiglieri e conclusasi tuttavia con un nulla di fatto. L’offensiva, fortemente voluta da Cadorna, avrebbe dovuto esser condotta su tutta la linea di arretramento del fronte, dal M. Zebio all’Ortigara stesso passando per il M. Forno, nel tentativo di recuperare il terreno perduto dopo la conquista del M. Portule da parte degli imperiali. Risale al 1920 la colonna spezzata posata sulla vetta dagli alpini che lì fondarono, per l’occasione, l’Associazione Nazionale Alpini e recante la scritta “per non dimenticare” (q 2.105). Poco più in basso, q 2.101, il cippo in memoria dei reparti austroungarici impegnati nel ’17 e risalente al 1965.

Hilfsplatz: fu il posto di medicazione austriaco durante la battaglia dell’Ortigara nonché sede del cimitero militare imperiale. Qui salirono gli alpini del Btg. Bassano partendo dal caposaldo austriaco q 2.003 e cogliendo gli avversari alle spalle: fu una vera e propria azione di arrampicata alpina.

Caverna Bianchiardi – cimitero dell’Agnellizza – fontanello dei feriti:
scendendo dalla cima per il sentiero CAI  840 si passa per le rocce attrezzate di quello che fu uno dei punti di comando più estremi durante la battaglia dell’Ortigara e si scende al Vallone dell’Agnellizza ribattezzato all’epoca “Vallone della morte”. La sorgente che si incontra poco oltre (fontanello dei feriti) è l’unico punto di approvvigionamento idrico su cui gli italiani potevano contare durante i lunghi giorni dell’azione.

Baito Ortigara – Coston dei Ponari – Dolina del Circo: il 10 giugno del 1917 questa porzione di sentiero è stata la prima delle direttrici d’attacco degli alpini al M. Ortigara. Per mancata azione dell’artiglieria italiana (che sparerà solo il 19 giugno) gli uomini del Vestone si trovarono bloccati lungo i reticolati delle “Opere Mecenseffy” (dal nome del generale austriaco che organizzò la zona in funzione difensiva) e lì vennero decimati. Per ammissione degli stessi austriaci, se l’azione italiana avesse avuto successo non ci sarebbe stata, da parte imperiale, alcuna soluzione attuabile se non il ripiegamento su Cima 12.

Campigoletti: la tenuta dei Campigoletti ad opera dei Feldjäger costituì la chiave di volta di tutta l’azione difensiva austriaca della zona dell’Ortigara. Risalgono al 1990 gli interventi di restauro del cimitero militare austroungarico.

Cimitero del III/37° Reggimento di fanteria austroungarico: costruito su uno sperone di roccia a strapiombo sulla Valsugana sotto le pendici dell’Ortigara ospita le salme degli uomini del 37° Rgt., per lo più magiari e rumeni, ai quali era affidata al difesa di q 2.003. La ristrutturazione è avvenuta nel ’93 ad opera del gruppo “Zima Casternovo”. 

M. Lozze (1.959 m): caposaldo della linea di massima difesa italiana era sia importante osservatorio sia sede delle artiglierie che sparavano sull’Ortigara e sui Campigoletti, sia crocevia per i camminamenti che portavano all’Agnellizza, ai Campiluzzi e a Cima Caldiera. Oggi è sede della chiesetta eretta nel ’20 a ricordo dei caduti dell’Ortigara, del piccolo ossario e del Rifugio Cecchin. Evidenti, come in tutta la zona, i resti dei baraccamenti e delle postazioni di caverna realizzate dagli italiani tra il ’16 e il ’17. Segnaliamo la trincea a q 1.920, le postazioni della 13a batteria da montagna del I Rgt. a q 1.959 e la visita all’osservatorio del colonnello brigadiere Jacopo Cornaro a q 1.920 del monte. Sulla vetta è posta una colonna con la statua della Vergine rivolta al M. Ortigara. 

Cima Caldiera ( 2.124 m): fortificata potentemente dagli alpini tra il ’16 e il ’17 sono ancora ben visibili il groviglio di camminamenti che da Pozzo della Scala porta alla cima Caldiera e all’osservatorio da cui il Gen. Di Giorgio osservava lo svilupparsi della Battaglia dell’Ortigara.

Pozzo della Scala: qui si concentravano i reparti italiani prima di lanciarsi nel Vallone dell’Agnellizza e quindi tentare di raggiungere l’Ortigara. Numerosi rimangono i resti di baraccamenti e caverne, visibili anche i resti del cimitero militare italiano. Da qui, attraverso dei trinceramenti, si giunge al complesso sistema di caverne e ricoveri scavati nella roccia del M. Campanaro che con la sua parete a strapiombo si affaccia sulla Valsugana.

Prato Moline: alcune lapidi segnano la presenza di un ex cimitero militare. Da qui gli alpini del 7 Comuni e Fenestrelle partirono per la definitiva conquista di Cima Caldiera sulla quale si assestarono nel tentativo di prendere l’Ortigara.