Gallio
Completamente distrutta durante la Grande Guerra venne occupata per tutto l’ultimo anno dagli austroungarici. Famosa rimane la battaglia del 10 novembre 1917 con un contrattacco italiano casa per casa che collima nell’abbandono delle macerie cittadine e della chiesa da parte degli imperiali.

M. Zomo (1.257 m): il monumento, posto sulla cima, ricorda i combattimenti avvenuti tra il 14 novembre ed il 5 dicembre del 1917 e celebra il reparto di fanteria della Brg. Liguria e il Colonnello Ettore Bussi. L’ufficiale, pur essendo stato ferito gravemente da una scheggia di granata al braccio destro nel corso di un combattimento avvenuto il 16 novembre del 1917, continuò ad incitare i suoi soldati all’attacco. Bussi fu decorato per il suo coraggio dall’Ordine Militare di Savoia. Gli scontri sul M. Zomo avvenuti tra il 14, 15 e 16 novembre ed il 5 dicembre sul M. Fior, occupato dagli austriaci che costrinsero i reparti della Brg. Liguria a ripiegare a Sasso di Asiago, costarono la perdita di 108 ufficiali e di 1.930 uomini di truppa. Per il loro eroismo, le bandiere dei due reggimenti (157º e 158º) sono state decorate di medaglia d’argento al valore militare.

Il santuario del Buso: in località “Buso” di Gallio, sulla strada che dalla Campanella porta a Stoccareddo, sul fondo di una stretta gola, la Val Frenzela, sorge il santuario del Buso. Un tempo questa valle era la principale via di comunicazione tra i paesi della conca centrale dell’Altopiano con i centri della Val Brenta, in particolare Valstagna, per questo motivo si decise di costruirlo in quel luogo. Venne eretto nel 1829 per volere di Fra’ Battista Casera di Agordo il quale vi trascorrerà il resto della sua vita in eremitaggio. Anche questo santuario verrà distrutto durante la guerra e in seguito ricostruito.

Val Frenzela: secondo i piani di Cadorna avrebbe dovuto essere il limite massimo di contenimento del nemico, motivo, quindi, del grande dispiegamento di uomini e mezzi sulle Melette. Scriveva a tal riguardo Wilhelm Eisenthal, ufficiale di complemento giunto in Italia a giugno del 1918: “Val Frenzela! Chi, se c’è stato, non rabbrividisce a solo sentirne il nome. Il dantesco “lasciate ogni speranza voi che c’entrate” avrebbe potuto essere collocato all’entrata di questa gola. Eppure il poeta non ha conosciuto l’orrore di questo inferno”. Assai massiccio fu qui l’uso del gas asfissiante adoperato da parte italiana contro le guarnigioni austroungariche.