Melette di Gallio e di Foza
Questi rilievi sono stati il teatro delle grandi battaglie del giugno del 1916 e, soprattutto, dell’inverno del 1917. Furono dapprima uno degli obbiettivi principali della Strafexpedition, allo scopo di percorrere il Canal del Brenta e raggiungere Bassano. Dal 13 novembre al 5 dicembre 1917, in seguito all’arretramento dell’esercito italiano costretto a ricompattare le fila dopo Caporetto, ebbero qui luogo fatti d’arme altrettanto importanti delle battaglie dei Tre Monti, dello Zebio e dell’Ortigara, ma spesso sottovalutati se non ignorati. La disperata battaglia a difesa della linea delle Melette aveva lo scopo di arrestare la minaccia avversaria e coprire il M. Grappa, dove nel frattempo si combatteva la celebre e decisiva battaglia. Importante fu dunque la strategia di Cadorna volta a impedire ad ogni costo che gli austriaci arrivassero a porre la loro artiglieria in questa posizione tenendo sotto scacco il Grappa.

Meletta di Gallio (1.676 m) e Monte Zomo (1.257 m): nei primi giorni di giugno 1916, un attacco austriaco vinse le avanguardie alpine e di fanteria italiane, dando l’avvio a un continuo susseguirsi di battaglie che porteranno alterni successi ai due schieramenti fino a quando, il 4 dicembre 1917, l’attacco austriaco contro le Melette si svolse rapido e violento. I presidi italiani della Meletta di Gallio furono i primi a cadere. Isolati reparti italiani resistettero in Val Miela, sullo Zomo e sulle pendici della Meletta di Foza sino al 5 dicembre, allo scopo di consentire la ritirata della 29ª divisione in evidente difficoltà. Poi anche lo Zomo veniva abbandonato. 

Melette di Foza (1.744 m): il complesso anfiteatro (con la platea rappresentata da malga Lora e le gradinate dalle cime Badenecche, Tondarecar, Castelgomberto, Torrione, Fior, Spil e Miela) fu teatro di cruente battaglie tra il 1916 ed il 1917. La prima battaglia delle Melette ebbe luogo tra il 5 giugno 1916 e l’8 dello stesso mese, coinvolgendo austriaci dei Reg. 27 e bosniaco n. 2 contro i battaglioni alpini del gruppo Stringa (Morbegno, Monviso, Argentera e Val Maira). Il primo attacco alle Melette portato dal 27º Reg. di Graz fu respinto dagli alpini e dai sardi della Sassari. Il giorno successivo, con un tempo freddo, piovoso e nebbioso, toccava al 2º Reg. Bosniaco attaccare le Melette. L’artiglieria imperiale tuttavia non riuscì, causa la nebbia, a dirigere bene i tiri e l’attacco falliva (203 morti austriaci sul terreno). L’8 giugno 1916, il fiancheggiante forte Lisser era ridotto al silenzio. Nel pomeriggio gli stiriani occupavano il monte Castelgomberto con gli italiani arroccati sul Tondarecar. In quattro giorni di accanita battaglia gli italiani persero 200 morti, 980 feriti, 527 dispersi, mentre gli austriaci 200 morti e 700 feriti. Il 13 novembre 1917 ebbe luogo la seconda grande battaglia delle Melette quando, sul monte Castelgomberto, i reparti del 10º Reg. Italiano respinsero per la prima volta forti attacchi nemici. Nella grande battaglia del 4 dicembre gli italiani persero in rapida successione i presidi della Meletta di Gallio, del Tondarecar, del Badenecche, dello Spil e alla fine del Castelgomberto. Tutta la linea italiana ripiegò disordinatamente, tra il 4 ed il 6 dicembre. Le perdite del XX e del XXII corpo italiano dei giorni 4 e 5 assommarono a 700 ufficiali, 18.000 soldati (di cui 14.000 prigionieri) ovvero il 75% della 29ª divisione. Perduti anche 81 pezzi, più di 200 mitragliatrici, 400 bombarde, materiali e depositi di Foza.