Monte Zovetto (1.232 m), Monte Lèmerle (1.233 m) e Monte Magnaboschi (1.333 m). 

Le posizioni del Lemerle, del Magnaboschi e dello Zovetto furono aspramente contese durante la Strafexpedition quando i reparti italiani (Brg. Forlì e Liguria) riuscirono definitivamente a fermare l’avanzata imperiale su queste che furono l’ultimo ostacolo agli imperiali verso la pianura vicentina. Testimonianza di quei tragici avvenimenti sono i numerosi cippi e monumenti presenti nella zona tra i quali in particolare va segnalata la colonna romana che domina il cimitero italiano eretta negli anni ‘30 in corrispondenza del punto di maggiore penetrazione nemica. Dall’aprile del 1918, la zona fu presidiata dalle unità inglesi contro le quali si infranse l’offensiva austriaca del giugno 1918 ed alle quali si deve, in gran parte, la realizzazione del complesso sistema di trincee, di postazioni blindate e di ricoveri ancor oggi visibili sia sullo Zovetto che in corrispondenza della selletta tra il Lemerle ed il Magnaboschi, così come la galleria difensiva ricavata nella dorsale rocciosa che dalla strada comunale risale trasversalmente le pendici ovest dello Zovetto e all’interno della quale sono ancora presenti alcune iscrizione dei reparti inglesi là operanti. La particolare localizzazione a ridosso dell’abitato di Cesuna rende facilmente accessibile il cimitero inglese e l’ex cimitero italiano-austriaco.

Selletta Lemerle: le linee difensive realizzate sull’Altopiano, dopo il passaggio alla guerra di posizione e come attestano i documenti, le foto dell’epoca e i resti ancora visibili, rappresentarono una serie di lavori campali eseguiti secondo progetti standard elaborati dai Comandi del Genio con lo scopo di assicurare ad un tempo la massima protezione possibile ai difensori,  il miglior campo di tiro sul terreno antistante e un livello di vita quanto meno accettabile e spesso confortevole per le truppe
che avrebbero dovuto presidiare i lavori. Nella primavera del 1918 ai reparti italiani subentrarono le unità del Corpo di spedizione britannico che avviarono a loro volta una complessiva ristrutturazione delle prime linee secondo nuovi criteri tattici con la costruzione di postazioni fortificate, trincee trasversali, nuovi posti di osservazione e, data l’estrema vulnerabilità del settore in caso di bombardamento nemico, di numerosi ricoveri in caverna. 

Posto di comando del 9° Staffordshire Reggimento: ciascuna delle Divisioni britanniche inviate in Italia aveva alle proprie dipendenze un battaglione di Pionieri formato da unità appositamente addestrate per la costruzione delle difese campali. In questa zona aveva il suo posto di comando il 9° Battaglione del South Staffordshire Regiment, che prestò servizio sull’Altopiano con la 23ª Divisione contribuendo in prevalenza alla realizzazione di gallerie e postazioni in caverna nel settore compreso tra Cesuna e la strada del Barental. Dopo aver contribuito a fronteggiare l’offensiva austriaca della battaglia del Solstizio, nell’autunno il 9° Btg. seguì la 23ª Divisione sul Piave. La lapide con il fregio del Reggimento è una copia dell’originale conservato presso la cappella di S. Antonio situata all’ingresso della Val Magnaboschi. 

Magnaboschi: 180 caduti, per lo più della battaglia del 15 giugno 1918, sono sepolti nel cimitero inglese della Val Magnaboschi, gestito direttamente dalla Commonwealth War Graves Commission.

Cimitero di Campiello: costruito nel 1916, accolse 477 salme italiane e 251 austriaci e ungheresi caduti sul M. Cengio tra il 1916 e il 1918. Tra i sepolti sono stati identificati solo la metà degli italiani e una ventina di caduti austro-ungarici. Il cimitero venne intitolato al maggiore Edoardo Ricchiardi del 142° Rgt. di fanteria, medaglia d’argento al valor militare. Nel 1934 i corpi vennero esumati e traslati nel sacrario di Asiago e il cimitero cadde in degrado. Il recupero ha avuto luogo tra il 2007 e il 2009. Il Cristo, fatto con le schegge recuperate sul Cengio da Lino Dal Zotto, è stato posto in occasione del restauro stesso.

Cesuna: i monti e i boschi attorno a Cesuna furono teatro di avvenimenti nel corso della prima guerra mondiale: in particolare, a partire dall’aprile 1918, la zona fu presidiata dalle forze militari inglesi, fronteggiate nel giugno seguente dalle truppe austriache. Queste realizzarono in loco un sistema di trincee, postazioni blindate e ricoveri.