Vezzena

S. Zita in Vezzena: dal diario del progettista di allora, tenente Erlebach, recuperato attraverso una ricerca e consegnato dai parenti, risulta che i lavori della chiesetta iniziarono il 15 maggio 1917 e l’inaugurazione avvenne il 15 agosto del 1917, festa dell’Assunzione, sotto il patrocinio dell’imperatrice Zita, consorte di Carlo Francesco Giuseppe di Asburgo Lorena successore di Francesco Giuseppe, morto il 21 novembre 1916. La chiesa di Santa Zita era stata eretta sui resti di una precedente cappella alpina del 1660 dedicata a San Giovanni, non molto distante da un capitello votivo collocato in prossimità di un quadrivio a Monterovere. “Con tutta probabilità – scrive Marco Zeni – la Santa (protettrice delle domestiche e dei fornai) era molto radicata fra gli abitanti e gli abituali frequentatori degli Altipiani di Lavarone e Folgaria, giusto quindi che oggi torni ad unire il territorio delle Vezzene, sia sul versante trentino che quello veneto”. 

Spitz di Vezzena: l’ “Occhio sull’Altopiano” voluto nel 1907 dal gen. Conrad come punto di osservazione della zona dei laghi di Levico e Caldonazzo, della Valsugana e dell’Altopiano. Da notare che, a tal data, Italia e Impero erano ancora alleati. La costruzione sorge a 1.908 m s.l.m. ed era dotata di mitragliatrici in cupole corazzate fisse e girevoli. 

Località Basson: sbarramento stradale organizzato dagli austriaci come un fortino seminterrato grazie a un complesso sistema di trincee parallele, caverne e diversi ordini di reticolati. Da qui la linea proseguiva fino a Forte Verle e Spitz di Vezzena. I sanguinosi scontri del Basson avvenuti il 24 e 25 agosto del 1915, avevano indotto le autorità militari ad erigere nelle adiacenze un cimitero con oltre 200 caduti italiani e circa 500 austriaci. La Brg. Treviso perse 1.107 soldati tra morti, feriti e dispersi.

Forte Verle: sito a q 1.554, ospitava 187 artiglieri, 8 ufficiali e un reparto di 50 Landesschützen. Era provvisto di 4 obici da 10 cm su cupola corazzata, 2 cannoni da 8 cm, 4 pezzi da 6 cm e 15 mitragliatrici.

Monumento alle Brg. Treviso e Ivrea: lungo la SS349, un cippo commemora l’attacco, tentato nella notte del 24 agosto 1915 da parte delle Brg. Treviso ed Ivrea, che avrebbe dovuto sfondare la linea austro-ungarica e occupare la zona degli altipiani trentini. La difesa asburgica sostenuta dalle potenti fortificazioni della zona decimò i soldati italiani. (239 i morti, 600 i feriti). La lapide fu posta in loco nel 1936. Il monumento ai caduti della Brg. Ivrea è costituito da una grande pietra triangolare alta due metri con incastonata una scultura raffigurante, in modo particolarmente realistico, un soldato dall’espressione assolutamente sofferente che regge in mano una mazza. Fu posta nel 1922 dai reduci della stessa brigata che, oltre all’offensiva dell’agosto 1915, fu impegnata nei difficili giorni della Strafexpedition.

Colle del Costesin: piccola altura che punta verso località Basson, caposaldo austriaco, può essere identificato come il sistema di difesa più sofisticato posto in atto dagli italiani. Sette chilometri di trincee realizzate con abbondante uso di calcestruzzo e guarnite da un cannone campale, due nidi di mitragliatrice che controllavano la strada del Vezzena, la val Torra, la val Morta e la valletta Vacaretto. Gli austriaci ne ebbero ragione solo dopo un abbondante uso di artiglieria.

Porta Manazzo – Cima Mandrioloprima della conquista operata dalla Strafexpedition, lo sbarramento italiano più efficace a ridosso del confine era quello della zona antistante il M. Verena che comprendeva parecchi medi calibri a Porta Manazzo e diversi altri punti campali fino a due vecchi cannoni in caverna sulla dorsale del Portule.